martedì 24 ottobre 2017

"Under My Skin" di Francesca Bianchi (oro sotto la pelle......)


E’ passato un anno da quando rimasi letteralmente stregata dal Genio Francesca Bianchi  e dalle sue prime tre fragranze in extrait assolutamente da brivido: Angel's Dust , Sex and the Sea e The Dark Side, profumi dall’aura magica aventi il potere di distogliere lo sguardo dalla ordinaria realtà e  tramutare attraverso  la materia dei sogni le più audaci fantasie.

Ho avuto il piacere di conoscere Francesca personalmente, de visu in occasione del Pitti 2017 a Firenze per la presentazione della nuova poesia olfattiva “Under My Skin”frutto di un lungo lavoro durato all’incirca due anni  inizialmente con materie prime più propriamente animali poiché il suo scopo era quello di dar vita alla "fragranza animalica" per eccellenza;  
dopo aver lavorato con molecole di un certo spessore, dolciastre e pesanti, Francesca si è resa conto che ciò che le piaceva nelle fragranze altrui non corrispondeva a ciò che avrebbe voluto creare per se stessa,  in conformità alle caratteristiche della propria personalità: dolce, elegante e sexy allo stesso tempo. La nostra perfumista non solo ha voluto alleggerire il cuore del profumo, ma lo ha reso morbido, delicato, talcato, quasi  si trattasse di un odore naturale promanante dalla propria pelle e da qui il nome “Under my Skin”



Tutto ciò le ha permesso di capire cosa volesse costruire realmente olfattivamente parlando, senza rinunciare al muschio animale, al cuoio, al labdanum, castoreum ed ambra grigia utilizzando il prezioso burro d’iris (concentrazione al 15% di irone) al fine di  elargire vaporosità insieme a garbo ed eleganza ai materiali più coriacei ed animali, conferendo persistenza, proiezione, longevità e sillage alla stessa fragranza. Il cuore di Under My Skin diventa malleabile nel momento in cui poggia su di una base di legni pregiati come il Sandalo di Mysore, insieme  al balsamo di Tolu, balsamo del Perù,   fava tonka, vaniglia e muschio di quercia.


 Alle note di testa, Francesca ha lavorato solo in ultimo con  un’apertura luminosa ed elegante utilizzando pompelmo e lavanda in modo sublime insieme al pepe nero, garofano e rosa bulgara degno  dell’entrèe theatrale della più affascinante e ambiziosa ballerina di burlesque di tutti i tempi: 
 Alì Rose, colei che ha realizzato la sua più grande ambizione, il sogno americano, indossare piume e paillettes per  infiammare la scena non solo grazie alla propria bellezza, ma al grande talento di cui è dotata, a colpi di voce, perline e movenze morbidamente erotiche dentro quel fascio di luce circolare ove si consuma la felice parabola del suo personaggio esuberante ma di vaporosa ingenuità, nonostante non manchi di grande determinazione Under my Skin è tutto questo: animalico, ma morbido elegante, luminoso e leggero, è una passione che si consuma sotto la pelle, per ciò che si ama, per ciò che si vuole realmente essere senza rinunciare mai alla propria identità e a coronare i propri sogni.


Scena tratta dal film Burlesque




lunedì 18 settembre 2017

Boronia Grandiflora (Bertrand Duchaufour) II parte

Il vero viaggio di scoperta
non consiste nel cercare nuove terre, 
ma nell’avere nuovi occhi. 

Marcel Proust



Photo Credit by me




La quinta creazione olfattiva di Grandiflora, frutto della seconda collaborazione  con il geniale  Bertrand Duchaufour, si annuncia al Pitti 2017 con un nuovo packaging più moderno e stiloso  che riflette appieno  il senso estetico della designer floreale  Saskia Havekes: il nome della fragranza è Boronia.

Situata praticamente dall’altra parte del mondo rispetto all’Italia, l’Australia è una terra antichissima e rappresenta per molti un sogno, una terra lontana e misteriosa ove lungo la costa è possibile osservare da vicino la natura e perdersi nell’ammirazione  del punto in cui montagna, foresta pluviale e mare si fondono in un’unica realtà. Una distesa incontaminata dove le barriere coralline sfiorano la costa e la terra rossa lascia spazio a colori straordinari.

Una delle magiche attrazioni del paesaggio primaverile è la Boronia Megastigma , o Brown Boronia, arbusti di piccole e medie dimensioni che crescono nelle foreste aperte o nelle boscaglie dei territori  dell’Australia occidentale, da Perth ad Albany, con foglie aromatiche, lineari ed aghiformi  I piccoli fiori pendenti a quattro petali  sagomati  a  forma di coppa dentellata o a stella, sono di un giallo brillante all’interno, mentre all’esterno sono color bruno – porpora. Sebbene anche le foglie siano molto profumate, gli oli essenziali di  Boronia, tra i più  pregiati e costosi al mondo,   vengono estratti dai fiori raccolti da piante selvatiche in Tasmania, il cui profumo viene descritto come assai complesso,  esotico ed aromatico, ricco e speziato, con sentori e sfumature fruttate-agrumate e note floreali, ed estratto  attraverso l’antica e costosa tecnica dell’enfleurage.


Photo Credit by me




Boronia con le sue atmosfere evocative che richiamano una natura selvaggia ed impervia ricca di contrasti  si apre con sapienti tocchi fruttati e  fioriti di cassis e fresia  dando vita ad una magica costruzione olfattiva che ruota intorno a note verdi, legnose e resinose imbibite nel cognac.
 Le sottili sfumature fruttate e dolci come l’albicocca ed il caramello non si avvertono sulla mia pelle e forse lo scopo  è quello di creare una sovrapposizione per stemperare  quella punta di amaro  imputabile a note  scamosciate, di  tè nero e tabacco con hélichrysum che poggia leggero sullo sfondo in un turbinio vorticoso senza fine, in una magica sinfonia di  sentori ameni attraverso la celebrazione di un fiore nel suo ambiente nativo. continua......

 
Tutti i diritti riservati 

giovedì 14 settembre 2017

"Grandiflora": il nuovo brand che viene dall'Australia (I parte)

Antica è la storia dei fiori e della loro alleanza con gli uomini, guardiani della bellezza e della salute, sancirono il loro patto con gli imperfetti esseri umani nei tempi più remoti, quando gli aborigeni australiani ne iniziarono a studiare proprietà ed effetti, fino a diventarne profondi conoscitori.



Ho vissuto il mio primo Pitti  con lo stesso stupore e meraviglia  che potrebbe provare una bambina che si reca per la prima volta al luna park con tutte le sue giostre,  luci e colori rimanendo  letteralmente rapita  da un piccolo angolo di  paradiso ridondante cascate di fiori, corolle e fogliame  di un nuovo brand il cui nome è Grandiflora.

Pitti 2017 

Saskia Havekes artista poliedrica, influenzata dal senso artistico del padre,  è una delle  fioriste australiane più creative  e proprietaria della popolare boutique "Grandiflora "fondata nel 1995 a Potts Point, un sobborgo interno di Sydney, accreditata anche nell’interior design, con uno stile unico che contraddistingue tutte  le sue composizioni floreali  dando vita, attraverso il suo senso estetico, a vere e proprie opere d’arte.
Saskia Havekes designer floreale,  condivide la sua passione per i fiori  attraverso la pubblicazione di quattro libri dal 1999  al 2015 suggerendo sagacemente i modi su come predisporre fiori e fogliame.

Nel 2013 il  debutto a Parigi dei primi due profumi:
“Magnolia Grandiflora Sandrine” della giovanissima e compianta parfumeur Sandrine Videault allieva di  Edmond Roudnitska,  che con  il tocco del genio ha catturato l’essenza della magnolia in una mattina d’estate nella sua prima fase luminosa e scintillante attraverso accordi verdi, agrumati e freschi, note marine  acquatiche e fruttate ma anche legnose che lasciano percepire la corteccia umida  dell’albero di magnolia, su di un fondo di muschio animale.
Magnolia Grandiflora Michel “      è un  omaggio a Saskia per la scomparsa prematura di Sandrine, di Michel Roudnitska, figlio dei  mentori di Sandrine: Edmond e Thérèse,  sapendo che Saskia aveva lavorato su di una fragranza alla magnolia con Sandrine Videault, allieva di suo padre.
 Ispirato dall’albero di magnolia dei suoi genitori   nel giardino di Cabris,  creò una fragranza personale e non destinata alla produzione. dando  una interpretazione completamente differente del fiore bianco che qui è lussureggiante e sensuale con i suoi petali carnosi e cerosi in piena fioritura quasi a percepire la rugiada che bagna il fiore, attraverso il languido gelsomino, rosa e  Ylang-Ylang   e  intrecci di  vetiver,  patchouli e muschio.

Pitti 2017

Nel 2015 Michel compone "Madagascan Jasmine", uno splendido e ipnotico quanto insolito soliflore ispirandosi allo Stephanotis Floribunda che per il suo profumo viene utilizzato nei bouquet da sposa. Assolutamente privo di note agrumate o indoliche, qui viene catturata l’essenza stessa del gelsomino verde, un po’ acidulo e al tempo stesso ceroso, a mio avviso uno dei gelsomini più moderni e graffianti al tempo stesso, una fragranza, stilosa e  persistente che non impegna:  luminosa, fresca ma non eterea: lanciata   nello splendido negozio Fenwick di Londra.


Nel 2016 sotto un’amena luna rosa nello storico giardino della famiglia Roudnitska a  Cabris  viene lanciata la penultima fragranza di  Grandiflora:“The Queen of the Nigh” di Bertrand Duchaufour   il quale trae fonte di ispirazione dal Selenicereus Grandiflorus,che è un raro cactus con una caratteristica quasi commovente: fiorisce  una sola volta l’anno , per una sola notte, e il cui nome è giustificato dalla grandezza e bellezza dei fiori che si aprono solo nel buio più totale e per pochissime ore!  Duchaufour riesce a catturare tutta la poesia di quella che è quasi una leggenda: il bouquet floreale si apre fresco, luminoso e vibrante attraverso note leggermente fruttate  e speziate in un crescendo di fiori bianchi  dalle sfumature indoliche conferite dall’assoluta dei fiori d’arancio  e dalla siringa (Philadelphus  Coronarius) insieme al gelsomino sambac,  sviluppando una nota lattea e molto sensuale, sino al momento in cui prima dell’alba tutto si placa  in un dolce sospiro di toni lievi, asciutti e boscosi attraverso il legno di sandalo, ambra, vaniglia,  muschi e una  sottile traccia di incenso che sta a sottolineare la mineralità del deserto. La fragranza è inebriante, profondamente complessa in grado di evocare quella sola notte in cui la Regina del Deserto prende vita  solo per poche ore.......continua

Pitti 2017

martedì 22 agosto 2017

"Miel de Bois": il Capolavoro Incompreso Lutens - Sheldrake

Tutti i diritti sono riservati


Non sempre si ha la capacità di recepire un grande capolavoro nell’immediato: è trascorsa forse una decade dalla prima volta in cui ebbi modo di sentire Miel De Bois, e la mia prima reazione fu quella di depennarlo tanto rapidamente al punto di non conferirgli altra possibilità. A distanza di molti anni mi è stata regalata una seconda opportunità e quella stessa fragranza  mi ha come stregata, stordita e persino turbata per la sua bellezza vivida, oscura e inquietante.

Intenso, dolce, fumoso e allo stesso tempo acre e vischioso, incanta e ammalia  lasciando che lentamente ci si inoltri in un labirinto parallelo e nascosto dal mondo reale,     un rifugio ideale dagli orrori della  quotidianità, ove l’immaginario fiabesco diventa l’unica  difesa possibile. La magia evocativa dell’olfatto qui è talmente potente da trasformarsi in autentica visione cinematografica e precisamente nel “Labirinto del Fauno”: un film cult del 2006 di Guillelmo del Toro, che spazia tra incanto e orrore, dove tutto è permeato da un’atmosfera cupa dai contorni apocalittici .  La protagonista è Ofelia, reincarnazione della Principessa Moanna, Sovrana del regno del sottosuolo che guidata dal Fauno,dovrà  affrontare e superare innumerevoli e difficili prove prima di poter far ritorno a casa.

Miel de Bois possiede in sé tutti i tratti distintivi della genialità Lutens-Sheldrake: oscuro, elaborato e audace da lasciare storditi, confusi e inebriati: Il miele grezzo e non ancora trasformato trabocca pieno di dolcezza dalla cera d’api  e si riversa su un altare di legni millenari, bruciati e affumicati. Ogni varietà di miele ha diverse note olfattive, ma tutte ne hanno in comune uno: l'acido fenilacetico e Miel de Bois ne è pregno! Non è altro che il lato animalico del miele che risulta ben stemperato dalla presenza dei legni, incensi, biancospino e iris.

Un envol-lift iniziale  a dir poco spettacolare e ombroso che lascia il passo ad  un meraviglioso profumo di bosco con accenti di biancospino e iris. Il miele è ancora lì, ma non lascivo e crudo come nell’apertura iniziale: si ripiega su se stesso mutando la propria dolcezza   diventando luminoso, leggero e quasi aereo, come in un ronzio ipnotico di ali iridescenti in una raffinata architettura esagonale di cera, miele e luce.




Scena tratta dal film "Il Labirinto del Fauno"

domenica 30 luglio 2017

continua..........."Una vita a colori"

Tratto dal libro "Pradasphere"
Proseguendo la nostra chiacchierata con Cristian Cavagna scopriremo inoltre della sua passione per i viaggi in terre lontane, e dell’ingegno che lo contraddistingue, attributo fondamentale insieme alla fantasia, che gli conferiscono un grande potere, ovvero la possibilità di intraprendere nuovi percorsi itineranti intorno al mondo in un turn-over di arte, cultura e moda accedendo al prezioso guardaroba ed alla immensa ed illimitata collezione di fragranze artistiche in suo possesso.

 In modo particolare gli ho chiesto quale profumo  avrebbe abbinato alle splendide camicie delle ultime collezioni Prada, veri e propri arazzi moderni, conservati rigorosamente negli archivi dei tessuti della casa di moda  e riproposti per impreziosire non solo la trama delle stoffe utilizzate, ma per decorare il packaging di fragranze come “Infusion de Fleur D’Oranger”: mi riferisco a quelle stampe di tappezzeria che la maison italiana aveva lanciato nella collezione autunno-inverno del 2003 ispirate all’Art Noveau   e oggetto di una mostra al Musèe D’Orsay.


La prima scelta di Cristian ricade su di un pezzo molto particolare  frutto della collaborazione artistica di un talentuoso artista francese autodidatta Christophe Chemin insieme alla casa di moda Prada, per la collezione autunno-inverno 2016.
 Il nome della stampa è “The Important Ones”, ove l'autore mette in discussione la storia del nostro mondo raffigurando: 
Hercules che picchia un Sigmund Freud munito di clava con un paio di incredibili pugni da Hulk; Nina Simone indossa guanti da box mentre balla con una Giovanna D'Arco che suona le maracas. 
Immagine di Cristian Cavagna
Sulla scelta del profumo Cristian non ha avuto nessun dubbio visto che gli si è palesata con la stessa potenza che scaturisce da queste immagini così suggestive: il prescelto è stato Myths uomo di Amouage! In primo luogo per il nome del profumo che funge da “Macchina del Tempo” considerato che la stampa riporta in vita  “miti”di epoche diverse, che lottano, ballano all’unisono e si scontrano creando una coreografia palpitante che ha in sé il senso del pathos. Da Giulio Cesare ad  Athena ,  la nota di cuoio è l’elemento portante contenuto nella fragranza che riporta a tutti i loro accessori nonché a tutto ciò che poteva essere presente in un’arena con l’odore tipico di terra umida data dal vetiver nonché dal labdano. La cenere altro elemento criptico di Myths  che riconduce  alla tragica fine di Giovanna D’Arco, la Pulzella D’Orleans anch’essa raffigurata tra i miti del passato
Il rum si sposa con la raffinatissima voce di Nina Simone, intensa roca e graffiante con mille sfumature diverse come la bottiglia di Myths. La stampa e la fragranza si compenetrano sino ad elargire vere e proprie visioni di frammenti del passato.

Immagine di Cristian Cavagna
Per la stampa in seta Floral di Holliday & Brown[1] per Prada, Cristian sceglie la fragranza di una vita: il magnifico Carnal Flower di Dominique Ropion per Frederic Malle: un fitto muro di vegetazione tra fiori, foglie e piante senza un varco che permetta un accesso: la bellezza della natura è incontaminata, magica quasi fiabesca come lo stesso profumo che non ammette compromessi: o lo si ama, o lo si odia, carico di fiori bianchi  e note verdi, penetra nella pelle per possederti e conquistarti totalmente.

Immagine di Cristian Cavagna
Le immagini di questa stampa hanno come riferimento l’Antico Egitto,  il rosso  (deshr) è il colore dominante della stessa: colore della vita e della vittoria. Durante le celebrazioni, gli antichi egizi dipingevano il proprio corpo con ocra rossa, indossando amuleti in corniola. Il rosso era comunemente usato per simboleggiare la natura ardente del sole raggiante e gli stessi amuleti venivano fatti con mattoni rossi:  è proprio da questi ultimi e dalla terra bagnata che Cristian trae spunto per operare un rimando olfattivo ad una delle opere magistrali della compianta Mona di Orio per Laurent Mazzone: "Patchouli Boheme". Fragranza densa di mistero, proprio come l’antico Egitto ove i legni pregiati e le spezie inebrianti offrono un gioco di chiaroscuri con sentori di cuoio, tabacco, balsamo tolu e fava tonka ...
 Con i tessuti si possono fare molte cose oltre ai semplici vestiti fra cui viaggiare nello spazio
seguendo il ritmo degli aghi all’opera in ogni angolo del pianeta, e nel tempo, lasciandosi incantare dalle fogge bizzarre con cui l’ingegno umano ha coniugato nel corso dei secoli il semplice concetto del  vestire.  

 Quale sarà il prossimo viaggio nel tempo, da vivere attraverso immagini colori e profumi? 
Non rimane altro che aspettare con la possibilità di perdersi in luoghi ameni e spettacolari, attraverso la grande forza dell’immaginazione, attraverso la potenza dell’olfatto







[1]  ARCHIVIO STORICO DI STAMPE E TESSUTI PER CRAVATTE MARCHIO LONDINESE NATO AGLI INIZI DEL 900

mercoledì 19 luglio 2017

Cristian Cavagna: una”Vita A Colori”


Undici anni di Forum, 150.000 post  ed un gruppo su Facebook di 1800 persone,il cui perno centrale è la cultura olfattiva in primis, cui si accompagnano iniziative artistiche in città sempre diverse, ed una infinità di eventi di cui Cristian si è fatto promotore soprattutto in questi ultimi anni: a Monza con Perris,  a Milano nello Studio di Luca Maffei, a Santarcangelo di Romagna nel laboratorio di Filippo Sorcinelli, a Bologna con lo Smell Festival, ma questa non è che la punta dell’iceberg, perché le sue iniziative sono continue: di nuovo a Milano con Christopher Chong di Amouage, a Salsomaggiore Terme con Meo Fusciuni e la sua prosa olfattiva senza dimenticare la memorabile giornata estiva nella Roma Capitale, culminata con la cena dallo Chef Stellato Cristina Bowerman. 

Da Perris a Monza



A Milano nello Studio di Luca Maffei


La Poesia di Meo Fusciuni
Non possiamo di certo trascurare tutte le interessanti iniziative di Cristian che con l’aiuto dello  Staff di cui si avvale è sempre alla ricerca di nuovi stimoli come  “ Viaggio intorno al naso alla ricerca  del senso della nostra passione e degli altri sensi” attraverso la collaborazione di due artisti per volta: un’autentica fucina di idee e progetti il cui stimolo scaturisce proprio dall’olfatto! 
Cristian Cavagna insieme a Filippo Sorcinelli

Mi sono sempre chiesta chi fosse Cristian Cavagna e soprattutto da dove nascesse la sua passione, non solo per le fragranze, ma anche per la moda,  e tra tanti stilisti, perché la sua scelta ricadesse  proprio su Miuccia Prada e sono giunta alla conclusione che la mia ricerca nei suoi confronti dovesse partire quasi dalla sua infanzia ed essere il più introspettiva possibile:
la maggior parte dei bambini un tempo erano adusi giocare con le macchinine, i soldatini, le costruzioni, ma c’era  anche chi nonostante la tenera età si spingeva a cercare tesori nascosti negli armadi delle mamme,  delle nonne o delle zie contenuti in ampolle fatate di inestimabile valore: i profumi entravano già a far parte della vita di Cristian ed  insieme alle fragranze anche la moda, infatti lui stesso con gli scampoli di tessuto lasciati cadere dalla nonna, curava in modo impeccabile il look e gli outfit  delle Barbie della sua cara cugina compagna di giochi.
Intanto il tempo passava e Cristian  crescendo si sentiva sempre più attratto da quel mondo scintillante e colorato della moda che raggiungeva il suo apogeo negli anni ‘80 con “Donna Sotto Le Stelle” a Trinità dei Monti, e da quel momento incominciò a studiare, presenziando egli stesso alle sfilate di Milano, quale fosse la correlazione tra i profumi commerciali ed i grandi marchi: Missoni, Versace, Krizia, Valentino, Les Copains, C.Lacroix , Jenny.
 Molto probabilmente molte delle sue idee incominciarono a prendere vita con uno dei primi giochi virtuali, The Sims ove viveva una vera e propria vita virtuale e poi solo in seguito arrivò Adjiumi con le sue due costole: Adjiumi Fifth Avenue e Adjiumi Niche Perfume e sì fu che il secondo divenne una vera forza e potenza, sia per partecipanti che per la grande quantità e qualità di nicchia trattata: ciò decretò la fine di Adjiumi Fifth Avenue ma segnò quel momento in cui,attraverso le piattaforme sempre più potenti del web, prese forma il vero sogno di Adjiumi: fatto di incontri  con gli appassionati di questo settore, i marchi, i parfumeurs, gli artigiani della nicchia senza dimenticare i due eventi principali dell’anno: Esxence e il Pitti.

giovedì 13 luglio 2017

"Bella Donna" di Jul et Mad Paris: il connubio perfetto tra arte e profumeria artistica

Credo che molte persone siano portate a  sottovalutare  il reale potere di una creazione olfattiva:  grazie al genio di pochi parfumeurs  siamo infatti in grado di vedere attraverso l’olfatto qualsiasi cosa;  per mezzo di complicati  e delicati meccanismi  cui è preposto il nostro cervello riusciamo a rendere visibile ciò che non è, a riportare alla mente ciò che ormai è dimenticato e sepolto dentro il nostro “io” più profondo.

La Belle Ferronnière di Leonardo Da Vinci (1490-1495)


 Attraverso “Bella Donna”, il giovanissimo Luca Maffei per Jul et Mad Paris, è andato ancora oltre, trasponendo un’opera pittorica di incommensurabile valore artistico, La“Belle Ferronnière  di Leonardo Da Vinci  in una grande fragranza floreale, ove ogni nota delinea singolarmente i tratti magnetici e ipnotici di quella dama, la cui identità rimane tutt’ora un mistero.
 La sua immagine è vivida, quasi vitale,   il busto  è stranamente rivolto a sinistra,  e mi piace poter pensare che allo scoccare della mezzanotte la Bella Donna si animi ed esca dal quadro vagando nei corridoi bui del Louvre nelle sue fluttuanti vesti purpuree, alla ricerca del suo perduto amore, prigioniera di un maleficio antico quanto potente   frutto della gelosia delle dame di Corte di Ludovico il Moro di cui ella stessa era l’amante. Il suo volto è inquietante, come il riverbero del vestito rosso che si rifrange sulla guancia, colore simbolo di quella passione che ella stessa stenta a trattenere e che si pone in netto contrasto con l’oscurità del fondo, conferendo alla dama sconosciuta una grande vitalità.
 Bella Donna[1] è una fragranza ispirata alla femminilità assoluta di cui risulta detentrice la dama sconosciuta del ritratto il cui cuore è attraversato da molteplici stati d’animo che si manifestano attraverso i diversi passaggi olfattivi: l’attrazione, la fantasia ed il fascino che si annunciano con  note acidule e pungenti del bergamotto asprigno con tocchi leggeri di zenzero aromatico ove fa da sfondo un profumo umido e boschivo dato dall’accordo di mora, come vivide pennellate di un ritratto.
  La grazia, il calore e la forza seduttiva nascoste da uno sguardo severo e sfuggente che fa da contrasto all’estrema tenerezza inaccessibile del  suo cuore che si rivela nel soffuso e delicato bouquet di fiori bianchi  con la cremosità della magnolia e un delicato gelsomino non indolico, ma teneramente  accarezzato dall’assoluta di rosa centifolia cui si accompagna l’Ylang-Ylang  e l’effluvio inconfondibile del burro d’iris ove la fragranza si eleva per raggiungere le più alte vette di poesia olfattiva.


La passione che in segreto la pervade si palesa   attraverso la base su cui poggia l’intera composizione con il sentore di note calde e resinose come il benzoino, l’opoponax e il labdano: intense spire olfattive che racchiudono la profondità dei sentimenti occulti della dama che vivrà per sempre nel quadro.


Immagine tratta da Fragrantica.it


  

[1]  Bella Donna di Jul et Mad Paris, è stato presentato ad Esxence 2017 insieme agli altri due nuovi extrait de parfum, Fugit Amor e Mon Seul Desir .

lunedì 10 luglio 2017

Roberto Drago: il profumo, una forma d’arte che ancora non è stata riconosciuta!

Roberto Drago e le materie prime



«”La Bellezza non può essere interrogata: regna per diritto divino. “La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna.”Oscar Wilde 16 ottobre 1854

Trent’anni prima che Roberto Drago (direttore creativo nel 2009 del brand italiano Laboratorio Olfattivo[1] e con la moglie titolare dell’azienda di distribuzione di profumi di nicchia Kaon dal 2001) capisse che il profumo fosse una forma d’arte, sebbene non ancora riconosciuta a livello internazionale, lo stesso celebre stilista Yves Saint Laurent  considerava i propri bozzetti  alla medesima stregua, ovvero una forma d’arte, sebbene minore: lo scorrere del tempo ha portato alla compenetrazione di Arte e Moda, a vere e proprie opere d’arte vestibili.
 L’arte profumiera declinata nelle sue forme più eleganti assurgerà  ad essere considerata tale? Solo il trascorrere del tempo potrà fornirci  le giuste risposte.

L’idea iniziale che vede la nascita di un nuovo profumo parte dallo stesso Roberto Drago, un veterano nel settore, animato ad es. dal voler riportare alla mente quegli odori e quelle sensazioni vissute durante “un Viaggio”, per questo, si affida agli artisti nazionali o internazionali più eclettici  in campo olfattivo, a talenti giovanissimi, lasciando loro, la più assoluta libertà di comporre, dopo aver ricevuto un brief: una foto, una parola, un ricordo, un viaggio,  pur essendo assolutamente consapevole che la trasposizione in campo olfattivo della sua idea, molto difficile da trasferire ai parfumeurs, sarà percepita in modo assolutamente differente da persona a persona considerate le nostre differenze sia a livello percettivo, in base ad emozioni e ricordi,  che a livello culturale, ove i gusti per le fragranze cambiano radicalmente, dall’ Oriente (profumi  leggeri e floreali) al Medio Oriente dove il profumo deve sovrabbondare, anche a discapito della qualità, influenzando di fatto tutta la produzione olfattiva occidentale: basti pensare quanto abbia preso piede l’oud   che a causa degli altissimi costi della materia prima, viene sostituito sia da molecole di sintesi come il Timberol e Guaiacol e sia da accordi  di molecole naturali come  l’olio di cipriolo di origine vegetale, la resina di betulla, il legno di cedro, e lo styrax  onde conferire un taglio legnoso e profondo alle fragranze che è proprio dell’oud.

L’olfatto è il più antico, potente  e ancestrale  dei nostri sensi che ha inizio nel ventre materno nella fase della gestazione, quando incominciano a formarsi i recettori olfattivi,  è il senso più poderoso  in grado di risvegliare emozioni e ricordi sopiti nella parte più recondita del nostro essere. L’odorato è l’unico dei nostri sensi a non abbandonarci mai, neppure durante la notte!!!!!

Ho avuto il piacere di conoscere Roberto Drago insieme a Luca Maffei, un "enfant prodige" della profumeria italiana, in occasione dei festeggiamenti a Pescara per i quindici anni di attività di Marina Parfums, fiore all’occhiello di Piazza Salotto.

 Pur scrivendo da tanti anni ciò che i profumi mi suggeriscono sulla base di un’esondazione di profonde emozioni, in realtà è giunto il tempo che conosca le materie prime di cui ho avuto un assaggio grazie a Roberto Drago[2]

Marina Parfums



[1] La collezione vanta 15 Eau de Parfum, tra cui le ultime due uscite: “Nun” e “Mylo” della collezione “Laboratorio in fiore”   e “ Nerotic” che ha inaugurato la “Collezione Laboratorio in Nero”, corredata inoltre da 14 Fragranze per L’Ambiente e prodotti per l’igiene personale dal pack minimale ed elegante.

[2] tra i marchi presenti troviamo : Andy Tauer, Laboratorio Olfattivo, Atelier Des Ors, Pierre Guillaume Collection Croisière, Pierre Guillaume  Parfumerie Generale, Pierre Guiillaume Huitièm Art,  Beaufort Londra,  Linari EDT, Institut Tres Bièn, Jacques Zolty, Jul et Mad Paris, Phaedon. Fragonard, Miller et Bertaux  

venerdì 16 giugno 2017

“Cocaïne”: la Tuberosa Rock di Franck Boclet



Foto tratta da Daily Luxury

Nel fervido panorama olfattivo che contraddistingue la profumeria artistica, una nuova fragranza dai connotati esplosivi , come d’incanto, libera tutta la sua potenza deflagrante, catapultandoci attraverso dischi in vinile, moto d’epoca e giubbotti in pelle,  negli anni del disimpegno, della leggerezza e della spensieratezza: gli edonistici  anni ’80,  cogliendo attraverso la musica rock, pop e punk di un tempo, l’essenza esistenziale degli stessi,  quando il mondo stava già cambiando  e noi ne eravamo completamente all’oscuro assolutamente ignari delle profonde trasformazioni che di lì  a poco avrebbero cancellato per sempre il periodo più colorato della storia italiana.

Anche la moda olfattiva vive d’incessanti trasformazioni spesso recuperando il passato in chiave neo-moderna: questo è il fine che si prefigge   il designer di moda e profumi Franck Boclet attraverso la nuova collezione di Rock & Riot, composta da quattro fragranze in  “Extrait de Parfum”con essenze concentrate al 40%, rendendo omaggio ai miti musicali di un’epoca d’oro come Eric Clapton, Mick Jagger e David Bowie.
 Quel senso profondo di libertà che solo deriva dall’innata incoscienza giovanile  e l’inno all’amore e alla vita vengono celebrati da “Cocaïne” : una fragranza solare e fiorita  a dir poco inebriante, una magica pozione che crea  assoluta dipendenza!
Le corse in moto con il vento  che scompigliava i lunghi capelli biondi, un profumo ottenebrante di fiori bianchi sempre presente nell’aria della lunga  estate calda, connotata da giornate trascorse in riva al mare, quando l’abbronzatura selvaggia  con olio di  monoi  era un cult assoluto e le protezioni solari solo una chimera, tra pomeriggi che si esaurivano tra un vinile e l’altro degli artisti pop-rock dell’epoca, mentre le notti limpide si consumavano tra feste e concerti sotto un cielo terso puntellato da miriadi di stelle  sino ad arrivare alle prime luci dell’alba che vedeva nascere il sole dal mare! Grazie a “Cocaïne”  e al potere degli odori e della mente, mi è dato rivivere quegli istanti preziosi di sublime felicità.
Sebbene l’apertura iniziale della fragranza sia caratterizzata da bacche rosse , arancio amaro, e un accordo di tabacco - ambra- caramello, sulla mia pelle esplodono  nell’immediato i fiori bianchi   con incondizionata protagonista,  la tuberosa, insieme al giglio, alla cremosa orchidea, all’ambra e al  monoi, ma ciò non rende il profumo stucchevole e soprattutto “monolitico”poiché il tabacco ed il patchouli  rimangono ben presenti  sul fondo pur compenetrandosi allo stesso tempo e diventando un tutt’uno con la tuberosa assolutamente morbida e carezzevole .
La filosofia creativa dell’artista si traspone anche nel packaging dei flaconi realizzati in nero lucido e targhette di metallo cromato, destinate a diventare un simbolo per chi è stato protagonista di un tempo passato che chi ha vissuto non ha più dimenticato.


Immagine tratta da Daily Luxury



lunedì 10 aprile 2017

Homoelegans: "Paloma y Raìces"

Immagine tratta dal film "Frida"
La vita è davvero strana: ognuno di noi attinge al proprio vissuto, alle proprie emozioni ed ai propri dolori che possono annientarti del tutto come pure dare origine ad una metamorfosi  cui si accompagna una rinascita che passa attraverso la scoperta di avere capacità incomprensibili al nostro intelletto, al di là di ogni possibile immaginazione.  

Il riferimento è a Frida Khalo, una delle esponenti più rappresentative dell’arte messicana del XX secolo cui Bologna e Palazzo Albergati quest’anno hanno aperto le proprie porte  ad una mostra dedicata in modo particolare al surrealismo dell’artista e all’esplosiva storia d’amore con Diego Rivera.

Anche Hollywood non è rimasta immune al grande fascino  della pittrice attraverso l’adattamento cinematografico del libro Frida: “A Biography of Frida Kahlo” di  Hayden Herrera interpretata magistralmente da Salma Hayek nel 2002.  Scioccante l’incidente che la giovane studentessa messicana, già appassionata di arte, ebbe il giorno in cui l’autobus che la portava a casa da scuola, uscì fuori strada, devastando per sempre il corpo di Frida attraverso innumerevoli e permanenti ferite che la costrinsero a letto per mesi,  senza per questo privarla della grande forza di volontà, tratto distintivo del suo carattere, dimostrando in primo luogo a se stessa e poi alla sua famiglia di avere la capacità di essere indipendente proprio iniziando a dipingere.

Il resto è storia: i suoi dipinti e tutti i suoi autoritratti ove il colore dominante è il rosso, che è vita, ma anche sofferenza e passione  sono di grande impatto emotivo e anche molto intimisti: lo specchio della sua anima.

Nel marzo 2017  durante la Mostra di Profumeria Artistica Esxence che ogni anno si svolge a Milano, Frida Khalo viene celebrata anche da Homolegans, un nuovo e giovane marchio italiano, con “Paloma y Raìces”. La fragranza è travolgente come la vita e i dipinti di Frida, e la sua struttura olfattiva è davvero amena con note di testa quasi psichedeliche da alterare la percezione della realtà!! Sebbene infatti pensassi che l’apertura fosse connotata da note come elicriso o liquirizia nera, sono stata indotta in errore, ho avuto una vera e propria allucinazione olfattiva: poiché menta, tabacco, caffè ed in modo particolare le note acute del pompelmo all’unisono  mascherano almeno per un’ora sulla mia pelle, un cuore di tuberosa e Ylang-Ylang  sbocciando gradualmente con lievi pennellate gourmand. Durante l’evoluzione finale la tuberosa assume una connotazione lattea elargita da bacche di vaniglia, fava tonka, benzoino e balsamo di Tolu .

Un profumo pieno di mistero e contraddizioni, ma che non poteva esprimere meglio una vita dolorosa sì, ma piena di passione, di amore e di ombre che hanno costellato la sua esistenza.



mercoledì 29 marzo 2017

La Tuberosa del III Millennio: Ritorno al Passato con Roja Dove ( III parte)


Quando i giorni afosi d’estate lasciano il passo alle giornate tiepide di settembre, molte giovani donne si accingono a lasciare le case genitoriali per intraprendere un nuovo viaggio della vita: quello successivo del matrimonio. Era il 4 settembre 1961 e una bellissima sposa dai capelli corvini e dall’incarnato eburneo si stava apprestando a vivere quello che sarebbe stato il suo giorno più bello che non avrebbe mai dimenticato! Nella grande casa fervevano i preparativi, e tutto era inondato dal fresco, suadente e narcotico profumo di tuberose appena recise per prepararne composizioni che avrebbero invaso tutte le stanze con il dolce  effluvio intenso che le caratterizza,  e con il loro aspetto così raffinato ed iridescente!
Tutti i diritti sono riservati

Quando il grande parfumeur Roja  Dove, uno dei nasi più famosi e raffinati che esistano al mondo, definito il pornografo della profumeria per il talento di inserire nelle sue fragranze (tra le più care al mondo) creatività, provocazione e tecnica sublime, ha incominciato a lavorare alla sua Tuberose che avrebbe visto la luce nel 2016, aveva in mente di  rendere omaggio alla tuberosa più famosa di tutti i tempi: Fracas! 
Rivisitata in modo semplicemente magnifico attraverso un’apertura che sembrerebbe polverosa quanto zuccherina ove si rincorrono note fruttate come pesche, susine, fiori d’arancio e sentori speziati di cannella e serica vanillina,  il bouquè poggia delicatamente su di un letto di gelsomini di Grasse dal profumo inebriante, profilato dal labdano e un muschio leggermente conturbante ma senza alcun eccesso: tutto è pulito, gli elementi olfattivi sono perfettamente calibrati tra loro: questo ius fa pensare in parte sia alla Tuberosa di Caron che al Chloè di Lagerfield. 


Roja Dove ha voluto ricreare tutta la bellezza e la freschezza del fiore compiendo un vero e proprio viaggio nel passato utilizzando  sia l’enfleurage  che le moderne tecnologie del nuovo millennio. Una tuberosa quasi glassata  che riporta in auge la bellezza di un bocciolo magico, con tutta la sua freschezza e cremosità, senza improvvise virate indoliche che portano a snaturare la purezza del fiore che rimane trasparente, luminoso, nitido e cristallino, candido come il cuore di una fanciulla che lascia alle spalle una gioventù spensierata per intraprendere quella che sarà una nuova e inaspettata vita.

sabato 11 marzo 2017

La Tuberosa del III millennio: la "Tuberosa Androgina" IIparte

Durante il simposio, prende la parola il commediografo Aristofane e dà la sua opinione sull’amore narrando un mito. Un tempo – egli dice – gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v’era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi vive in perenne ricerca della propria metà , trovando la quale torna all’antica perfezione. (DAL “SIMPOSIO” di PLATONE Aristofane e il mito dell'androgino)


Ho scomodato il Simposio di Platone proprio per cercare di capire come nell’ultimo decennio la tuberosa abbia subito, attraverso varie tecniche di lavorazione, una vera e propria metamorfosi  con la privazione del profilo morbido cremoso e narcotico proprio del fiore bianco per rinascere ruvida, speziata  amara, sino  all’abbandono definitivo di quei connotati che sottolineavano la sua appartenenza al genus femminile, e al contrario sia stata avvicinata ad altre materie prime propriamente maschili come il cuoio ed il vetiver, creando un vero e proprio “ibrido”
Già a partire dagli anni '20 si parlava dell’attrice Louise Brooks, fanciulla ribelle, e disinibita, come simbolo di una moda che ammiccava all'androginia, più vicino di quanto non si creda ad alcune tendenze "shock" di qualche decade dopo, come pure Marlene Diedrich negli anni '30, una delle primissime donne ad indossare i pantaloni fino ad arrivare al geniale e attraente David Bowie negli anni '70 e  a Tilda Swinton negli anni '90 come personaggi più rappresentativi dell’androginia.    

                                                                                            


       La tuberosa diva e protagonista assoluta di tante fragranze del passato viene spogliata di tutte quelle sovrastrutture che ne identificano l’appartenenza ad una identità di genere come quella femminile per  assumere connotazioni androgine con delle peculiarità che sfruttano i  suoi lati nascosti:

- nel 2010 Histoires de Parfums  con Tubereuse 3 Animale di Gérald Ghislain lancia sul mercato  una composizione olfattiva,  quasi una danza macabra dove la tuberosa viene sopraffatta da note resinose ed erbacee divenendo quasi irriconoscibile, aromatica e oscura a causa della presenza di tabacco biondo su di una base di prugne e miele, assolutamente non facile da indossare.

- Seduttiva, ovvero dotata del potere di sedurre, intrigante e oscura la composizione olfattiva di Anatole Lebreton del 2014, L'Eau Scandaleuse giocata sul binomio pelle-tuberosa: arcana, misteriosa e scandalosa ricorda Colei che per antonomasia è stata  una delle prime dive trasgressive della storia del cinema, la grande Marlene Dietrich! Dotata per natura di un mix esplosivo di ambiguità e sensualità. Nel film "Marocco",cantava con la sua voce roca e sensuale ove emergeva tutta l’ambiguità del personaggio e regalava per la prima volta al grande schermo, il primo bacio saffico della storia del cinema! Si è vociferato molto nella Hollywood degli anni ’30 sulla sua presunta bisessualità: realtà o finzione?




Immagine tratta da Fragrantica.it
- A stupire nello stesso anno è MAAI di Bogue di Antonio Gardoni, una fragranza al cardiopalma, un mistero che il tempo non è riuscito a svelare: appartiene ai chyprèe, nè verde né luminoso, nè tagliente come i vecchi  e classici chyprèe , qui domina un lato  oscuro  ove la tuberosa e le aldeidi sono assolutamente impercettibili, per lo meno ad un naso come il mio! Un rebus olfattivo,  le cui note verdi sono profondamente sporche, animaliche,  per la presenza  del castoreum, zibetto e muschio. La tuberosa, che a tratti emerge è talmente grezza e ruvida da scomparire come soffocata dall’umido terriccio di campagna da cui  viene letteralmente sepolta insieme a materie prime pungenti e affumicate attraverso legni impregnati di resine. Una tuberosa che ruggisce sotto volute di resine balsamiche e sottili striature d’ambra! Un vero capolavoro da possedere!!!!!!



Nacre Blanche (2014)
di Antonio Alessandria: fonte d’ispirazione di questa fragranza è il candore promanante dalla luna che con la sua luce madreperlacea riflessa in un grande specchio ubicato nell’angolo  nascosto della stanza, regala ai corpi degli amanti nuove sembianze!!! La pelle di lei illuminata dalle candele assume il colore irreale delle figure di cera e vede trasformarsi il suo volto rimirandosi nei mille frammenti dello specchio, convenendo infine che sarebbe stata  la più bella dell’universo poiché finalmente aveva potuto vedersi  con gli stessi occhi del suo amante(Liberamente tratto dalla Casa degli Spiriti di Isabel Allende)  Il cuore della fragranza è morbido e rivelatore della dualità castità-peccato attraverso tutte le sfumature di cui si veste la tuberosa grazie alle diverse sfaccettature dell’osmanto, ora verdi e volatili, ora fiorite e fruttate.  La sua evoluzione la rende davvero unica nel suo genere grazie alla presenza di una nota scamosciata che spoglia il fiore della sua sensualità insieme a leggere sfumature di sandalo, benzoino e muschio animale rivelando un profilo quasi intellettuale.





Baruti (2015) giovane parfumeur di origine greca con Voyance crea una tuberosa visionaria per veri intenditori che non si lasciano spaventare da forti contrasti: definita fumosa, ma al contempo luminosa e limpida da creare quasi un effetto paradosso è una creazione che si pone al di fuori di qualsiasi paradigma olfattivo, ponendo in essere un connubio tra tuberosa e vetiver insieme al sandalo e al legno di  guaiaco  immersi letteralmente in un fondo muschiato rigonfio di acqua. Una visione surreale e stratificata che cambia a seconda del proprio punto di osservazione.

Con Voyance la tuberosa si sveste anche del lato androgino, per diventare definitivamente maschile. 
.........continua
KIRSTY MITCHELL: scatti di creature eteree in un mondo onirico