giovedì 26 settembre 2019

I mitici profumi degli edonistici anni '80: "Coco Chanel" di Jacques Polge(1984)



Chi ha vissuto negli anni ’80, spesso e volentieri può provare un senso di nostalgia per quella decade scanzonata, colorata ed incosciente con stili di vita improntati al consumismo, all’esteriorità e allo svago: una corsa all’indipendenza per le donne che si trovavano a lottare per la realizzazione dei loro diritti con il sesso forte: belle, anzi bellissime con le  chiome fluenti, i tailleurs rigorosamente made in Italy dalle spalle ampie, i tacchi a spillo, perennemente ingioiellate e dedite alla cura ossessiva per un corpo perfetto e flessuoso, plasmato dallo sport, inondato a profusione da fragranze così potenti, intense e sensuali come Opium (1977),  Giorgio di Beverly Hills (1981) ed il mitico Poison di Dior (1985) che avevano un ruolo fondamentale, ovvero quello di richiamare l’attenzione su di sé! I profumi degli anni ’80, insieme al marketing che presenta sensuali spot pubblicitari, racchiudono un vero e proprio periodo di storia sociale, culturale ma anche economica e letteraria.
Uno dei profumi che descrive meravigliosamente quegli anni, appartiene al firmamento olfattivo Chanel e porta il nome di Coco. Venne commercializzato nel 1984 e pur presentando alcune delle caratteristiche  comuni ad altre fragranze del periodo, in un certo senso fu rivoluzionario: Il mito del profumo orientale aveva già invaso l’occidente con l’imponente ascesa delle due fragranze speziate orientali di riferimento che avevano già fatto la storia e l’avevano segnata ineluttabilmente ( Opium 1977 di YSL e Cinnabar 1978 Estée Llauder), ma con Opium e Cinnabar vediamo un oriente “puro”  che scaturisce dalla conclamata voglia di sfidare l’olfatto con fiumi di spezie torbide e fumose, resine e balsami.  Diversamente Coco rappresentava l’oriente evoluto, un concetto di oriente francesizzato, una deviazione di quella che era stata fino ad allora la strada seguita dai vari nasi. 
Il profumo venne composto dal grandissimo maestro profumiere Jacques Polge, degno erede dei mitico Henry Robert ( genio creatore nel N 19) il quale si trova davanti forse al più grande progetto assegnatogli da Chanel . Si trattava del suo primo lavoro su di un profumo femminile per Chanel ( in quanto aveva già composto nel 1981 un maschile per il medesimo marchio: Antaeus)
Le aspettative erano grandiose perché la Maison usciva da un momento storico assai critico in quanto solamente da un anno   era stata  affidata al   geniale ed irriverente                  Karl Lagerfeld che riuscirà a rilanciarla e reinterpretarla sotto una chiave moderna e iconica ( concetti che la Maison aveva ormai perso).
Coco Chanel descrive appieno questo momento di grande fermento perché se il profumo venne commercializzato come l’interpretazione dello spirito di Chanel possiamo altrettanto affermare che tale esercizio olfattivo fotografa lo spirito di un marchio non più rappresentato dalla grande stilista Gabrielle Chanel ma da un genio visionario che  pur mantenendo il codice stilistico originario stravolgerà tutti con delle uscite in passerella lontane dai canoni rigidi, lineari e signorili della Maison.
Questo capolavoro olfattivo  che oserei definire un florientale ambrato manterrà l’aspetto speziato non più crudo e spigoloso come avveniva per Cinnabar ed Opium ma conterrà delle spezie arrotondate quasi morbide e vellutate. Sicuramente il fondo ambrato è ciò che rende il profumo ampliamente diverso da altri speziati orientali. Un fondo costruito con una maestria disarmante e con l’utilizzo di materie prime naturali associate ad altre di natura sintetica. Ciò che risalta immediatamente all’olfatto quando si analizza la struttura di fondo è il rarissimo sandalo di Mysore ( Coco sarà uno degli ultimi profumi che lo conterrà realmente), opoponax, ambra e labdano che infittisce la trama della fragranza in un perimetro olfattivo armonioso.
Malgrado il fondo sia già qualcosa di divino, la vera rivoluzione olfattiva la troviamo tra le note di testa e di cuore perché se da un lato si vuole dare una sferzata speziata fin da subito con coriandolo, chiodi di garofano e trifoglio, dall’altro lato troviamo il fiore cardine di tutta la composizione: la rosa. Una rosa alcolica, vinacea, ambrata e fruttata allo stesso tempo. La pesca e la rosa faranno di questo un vero capolavoro, si tratta di una rosa che sebbene mantenga i connotati scuri e speziati, è intrisa nella sua intima essenza di pesca matura e succosa ( Lontana dal mitico esercizio di Guerlain con Nahema).
Tornando alla base ambrata che è lucida, cangiante e dorata rendendo il profumo morbido e vellutato vediamo che sono diversi gli aspetti che consentono di costruire un simile lavoro; se da un lato troviamo una qualità eccelsa di materie prime naturali ( il trittico floreale in assoluta: rosa, mimosa e fiori d’arancio) dall’altro viene impiegata una quantità importante di materie di sintesi, come l’eugenolo, già contenuto normalmente nei chiodi di garofano: il risultato che ne scaturisce è un profumo barocco, sontuoso e ultra femminile dove la giustapposizione della componente floreale ( semi fruttata) con la parte ambrata resinosa produce un equilibrio di opulenza dorata, languida e fulgida. Tutto ciò rappresentava appieno il riflesso di  un periodo storico dove ogni cosa veniva portata all’eccesso poiché diversamente da oggi si era avulsi dall’appiattimento olfattivo e culturale.
Il “florientale ambrato” Coco Chanel così ricco e speziato non rispecchia affatto i canoni stilistici ispirati alla linearità, raffinata  ma austera di Coco Chanel: forse poteva riflettere il lato edonistico e passionale della donna che tanti uomini aveva amato, o forse i suoi gusti sfarzosi  per arredare l’appartamento in Rue Cambon 31 a Parigi. Il rigore del suo stile si contrapponeva al suo temperamento ardente, esuberante ed istintivo, basti ricordare le sue innumerevoli storie d’amore come l’intensa ma breve passione per [1]Igor Stravinsky  che aveva ospitato nel 1920, nella sua splendida casa (tutta in bianco e nero) di campagna a Charles.






[1] Greenhalgh, autore del romanzo Coco Chanel & Igor Stravinsky  ha anche curato la sceneggiatura del film, con il supporto di Chanel ed il suo attuale direttore artistico Karl Lagerfeld, che hanno concesso alla produzione l'accesso agli archivi dell'azienda ed all'appartamento di Coco Chanel al 31 di rue Cambon, a Parigi

lunedì 2 settembre 2019

"Rose & Cuir" di Jean-Claude Ellena per Editions de Parfums Frédéric Malle


“Il  profumo, una questione di odori, è una poesia della memoria e soprattutto una creazione della mente”
Jean-Claude Ellena





Jean-Claude Ellena, Grande Maestro Contemporaneo, è aduso scrivere formule brevi e poco concentrate per rafforzare la finezza, l’impatto ed il significato delle sue composizioni olfattive, postulato, che ben si adatta all’ultima Sua opera Rose & Cuir creata per Frederic Malle.

Un exploit olfattivo difficile da comprendere frutto di un vero e proprio esercizio stilistico, ove spicca il tema della "dualità" nell'evoluzione stessa della fragranza  che si apre attraverso una reinterpretazione moderna, elegante e minimalista della rosa ottenuta dal geranio bourbon, dall’estrazione di  pepe timut , le cui bacche sono piccole ed estremamente odorose con note di pompelmo e frutto della passione  accompagnata da accenti  di ribes nero.

 Nell'ouverture la composizione si rivela in tutta la sua trasparenza e luminosità quasi a ricreare quel cielo  azzurro e cristallino tipico della Provenza immortalato dalle tele di pittori naturalisti d'avanguardia ammaliati dai suggestivi cromatismi del mare, del cielo e dei campi in fiore tipici della Provenza. 

Queste note di apertura  fatte di luce viva che sembrano catturare il cielo terso del paesaggio   subiscono un repentino cambiamento  a causa del Mistral, il vento freddo e secco che spira tempestoso  dalle coste della Francia Meridionale lungo la bassa Valle del Rodano trasformando del tutto  il  panorama circostante rivelando e diffondendo nell'aria l'effluvio  della terra e degli alberi  le cui cime  si piegano flessuose sotto la sua forza sin quasi a sfiorare il terreno;
 ed è proprio il profumo di quest'ultimo con le sue innumerevoli sfumature a tratti legnose, verdi, coriacee ma anche animali , domina interamente la seconda parte della fragranza attraverso l'utilizzo  di una molecola sintetica, l' Isobutyl Quinoline creata nei laboratori Givaudan,  atta a riprodurre un cuoio cipriato, secco e molto amaro, quasi terroso che permane a lungo sulla pelle.

Lentamente il cielo torna ad essere trasparente ed il sole accarezza dolcemente il volto degli amanti stremati che adagio si allontanano nella quiete ritrovata  ed un bacio suggella parole non dette colmando il silenzio di sentimenti inespressi.