mercoledì 14 aprile 2021

Michele Bianchi, il giovane parfumeur venuto dalla Russia: le sue “Radici” ed i primi passi (I parte)




 

Michele Bianchi  è un artista dotato di  garbo, estrema sensibilità e una gentilezza di altri tempi motivo principale del grande interesse che ho sempre nutrito per le sue creazioni olfattive che solo adesso ho avuto modo di sentire grazie alla sua generosità. 

E’ un giovanissimo parfumeur di origine meridionale,nato e cresciuto in Provincia di Foggia, timidissimo,  ma dotato di  estrema forza di volontà  che lo ha  portato a realizzare  quelli che da bambino erano i  suoi sogni  segreti. Fu così che in seguito agli studi all’Università di Macerata specializzandosi in lingua russa,  all’età di soli 22 anni, lasciando il suo paese di origine e i suoi affetti, si recò in Russia per realizzare  le sue più grandi aspirazioni: quella di viaggiare e di  creare profumi che avrebbero raccontato storie affascinanti   traendo ispirazione dalle sue stesse radici ovvero dalla terra che gli ha dato i Natali,  ma è attraverso La Sacra Madre Russia, ai suoi poeti ed artisti che si manifesta l’estro creativo di Michele Bianchi.

Andando a ritroso nel tempo, la passione per i profumi nasce sin dalla più tenera età ,quando   la Zia  Silvana lavorando in un negozio di profumi coccolava il piccolo Michele  portandogli in regalo molte fragranze  che  gli spalancarono un mondo nuovo e sino ad  allora sconosciuto,  ripromettendosi che un giorno avrebbe studiato per creare i suoi profumi e non condividendo con anima viva  il suo entusiasmo,  sempre a causa della sua estrema riservatezza; nel frattempo dava sfogo a tutta la sua creatività attraverso la musica suonando il violino per ben otto anni, poiché in famiglia erano musicisti, ma il tempo passava e capì che il suo desiderio non era quello di  rimanere seduto a studiare, ma voleva viaggiare e sentiva che  il suo genio, doveva trovare una valvola di sfogo  nelle creazioni olfattive.

Michele infatti una volta arrivato in Russia, non solo iniziò a viaggiare, ma trascorse un primo periodo a San Pietroburgo dove frequentò all’Università un Master in Relazioni Internazionali per poi tornare stabilmente  nella Capitale dove cominciò a frequentare persone che condividevano la sua stessa passione, come alcuni autori di articoli di Fragrantica Russa, e chiedendo ad alcuni di loro un  aiuto per poterlo indirizzare in questo campo  così difficile e particolare che  richiede estrema pazienza e studio, aiuto che arrivò ben presto poiché fu messo subito in contatto con professionisti del settore, i quali nonostante le difficoltà della barriera linguistica, accettarono  di buon grado di aiutare il giovane che  nel 2015 incominciò a seguire lezioni pratiche e teoriche di profumi in russo (masterclass) rendendosi presto conto   di quanto complicata fosse la strada intrapresa,  ma nonostante l’iniziale momento di sconforto, presto capì  che senza errori il processo creativo sarebbe stato troppo immediato. Il desiderio intimo di creare delle fragranze derivava  dal fatto che Michele non era ancora riuscito a trovare un profumo che lo rappresentasse! 

Michele a Mosca
Avendo dei contatti solo con  gente di Mosca,  Michele capì che a lui mancava un feeback da parte degli italiani: infatti nel momento in cui creava, l’unico punto di riferimento era il suo Maestro a cui si rivolgeva per chiedere un parere, ma era estremamente curioso di sapere ciò che avrebbero pensato gli italiani riguardo le sue creazioni;  ciononostante egli continuava ad arricchire la sua collezione acquistando nuove fragranze  sino a che arrivò ad un punto di svolta, il punto del cambiamento dato da Cinabre  splendida creazione di Maria Candida Gentile, dove la costruzione olfattiva era resa con accordi del tutto inediti e moderni  di Rosa Splendens del Marocco, mescolati con sapienza a note speziate ,Vaniglia, e alla Davana per dar vita ad un profumo dai toni inconsueti , fu così che si rese conto che quello della profumeria era un mondo estremamente vasto, tanto che una sera decise di  complimentarsi con la stessa Parfumeur  che fu gentilissima, e il caso volle che sempre sulla stessa pagina Michele si scoprì a leggere un articolo dello Smell Festival di Bologna  e aggiunse alla sue amicizie Luigi Cristiano  con cui conversò sovente durante alcuni mesi.   

 

"Humus" seconda fragranza creata da Michele, e fotografata a Manfredonia

Questa concomitanza di circostanze fece sì che il giovane Michele fosse invitato allo Smell Festival di Bologna  da Luigi Cristiano nel 2017 a guardare il tema di quell’anno “Le Radici”  con il fine creare un profumo che metaforicamente e materialmente si basasse su quel concept.  Fu  grazie alla sinestesia, non intesa  in senso retorico,  ma in senso percettivo e sensoriale, che il parfumeur associò alla parola Radici, delle note olfattive come lo zenzero, il vetiver, il muschio di quercia e la geosmina, nota terrosa e cuoiata che deriva dall’unione dell’acqua con dei batteri, quando la pioggia cade dopo un periodo di forte siccità (petricore), creando  di tal guisa un profumo tornando metaforicamente alle sue radici pugliesi, a San Paolo di Civitate, e alla sua infanzia,  quando d’estate  arrivavano i camion pieni di barbabietole per essere lavorate allo zuccherificio, e ricreando le note terrose e aromatiche attraverso l'isobutyl chinolina utilizzando, per alleggerire questa nota, zenzero e bergamotto: dopo tre tentativi, inviò la fragranza a Bologna, senza nutrire la benché minima speranza, ciononostante, dopo qualche mese fu contattato da Francesca Faruolo che gli comunicò che la sua creazione era stata scelta tra  le prime cinque.  Una volta raggiunta Bologna,  Michele conobbe tutti ed in modo particolare Cristian e Adjiumi, Ermano Picco e molte altre personalità legate al mondo dei profumi e allo Smell Festival. Con Humus, sua seconda creazione dopo Carskij Oud, vince l’VIII ed. dello Smell Festival come Outsider Scents Award: quello fu solo l'inizio......




 

Fine I parte continua ………

lunedì 15 febbraio 2021

Musa Paradisiaca di Cristian Cavagna. La Tuberosa Secondo Me. II parte

 



“…….. Nonostante gli occhiali verdi, i cinque rimasero ugualmente abbagliati dallo splendore della Città di Smeraldo. Case e palazzi erano di marmo verde incrostato di smeraldi. Di marmo verde erano i marciapiedi e tra un lastrone e l’altro spuntavano altri smeraldi. Le finestre avevano vetri verdi e perfino il cielo e i raggi del sole erano dello stesso colore.”
“Il Meraviglioso Mago di Oz”, scritto da Frank L. Baum


14 febbraio 2021 Cristian Cavagna imprenditore bresciano appassionato e conoscitore di profumi dopo due anni di lavoro, presenta ufficialmente “Musa Paradisiaca”, la prima di sette fragranze dedicate alla tuberosa.

Gli inizi

Sette tuberose, poiché  come già accennato nella Preview , prendendo spunto dal libro di Gianfranco Ferrè La Camicia Bianca Secondo Me , ha capito che doveva dimostrare alle persone cosa intendesse per tuberosa rendendo giustizia al fiore bianco  per eccellenza come fosse una camicia, modellandola in diverse nuances senza volerla snaturare seppur liberandola da quelle  sovrastrutture che spesso la rendono troppo pesante. 

La Storia

Cristian  ha voluto infondere nella prima delle sue sette tuberose, la regalità, la classe,  l’eleganza  , ovvero quei principi  cardine posti a fondamento dell’Art Nouveau,  che lontano dalle regole accademiche,  dal 1890 diedero vita ad uno stile nuovo e moderno, coinvolgendo ogni ramo delle arti visive,  attraverso due comuni denominatori: la Natura intesa come purezza in chiave simbolica e onirica, stilizzando forme floreali e con la  celebrazione della Donna Moderna ed emancipata rappresentata su dipinti e stampe, raffinata e sensuale , dallo sguardo fiero. 

  Cristian venne colpito in modo particolare dai dettagli dei  manifesti di Alfonse Mucha, uno dei massimi esponenti dell’Art Nouveau che celebrava le forme morbide e sinuose delle donne  contornate da  elementi che attingevano al mondo della natura come la vegetazione, comprendendo immediatamente che la sua Musa doveva assorbire la  linfa vitale dai massimi esponenti dell’Art Nouveau per far sbocciare la sua tuberosa Verde, con una nuance di colori diversi: un verde cristallino e brillante come l'umore vitale che alimenta le piante stesse,  non poteva che essere il verde smeraldo, pietra preziosa che possiede un colore unico e trasparente.


Studiando l’Art Nouveau nelle arti applicate, Cristian è stato come folgorato  dalle Serre Reali e Monumentali di Laeken a Bruxelles con enormi cupole in ghisa ove  piante ornamentali rare e uniche, provenienti da ogni lato del mondo venivano protette dalla  sontuosa struttura in vetro e metallo verde che a  sua volta non solo tratteneva la luce ma si mimetizzava tra piante esotiche come palme e foglie di banano. Cristian ed il suo Maestro Arturetto Landi hanno trovato tutte le risposte nelle caratteristiche della foglia del banano che avrebbe  dato alla tuberosa una sfumatura di un verde, luminoso e trasparente,  determinante anche ai fini della denominazione della fragranza stessa:  Musa Paradisiaca che è il nome botanico del banano, sebbene oggi poco usato.   
  
Serre di Laeken

Musa, perché vuole essere un omaggio a tutte le donne, alcune delle quali in passato furono vere e proprie Muse  che ispirarono Alfonse Mucha con l’attrice  Sarah Bernhardt e Klimt  con Adele Bloch  Bauer, donne bellissime, paradisiache, irraggiungibili e ieratiche  che alimentarono la loro straordinaria arte.

Il Profumo

Il fine primario è stato quello di  plasmare una tuberosa il cui DNA si sarebbe ritrovato anche nelle successive, così come la guerlinade fu per Guerlain.

La creazione olfattiva è il risultato di un vero e proprio gioco di prestigio poiché attraverso tecniche innovative, Cristian ed il Maestro scoprirono contemperando gli equilibri tra assoluta di tuberosa, assoluta di vaniglia  e foglie di banano JE, che  diminuendo  l’assoluta di vaniglia  in eccesso, sarebbe aumentato il volume della tuberosa con note  verdi smeraldo in testa, riproducendo le geometrie delle sfaccettature  della pietra preziosa tipiche di un architetto della moda come Gianfranco Ferrè , conferendo alla Musa Paradisiaca un taglio sartoriale perfetto e utilizzando elementi provenienti dai diversi continenti, presenti nelle serre di Laeken, come: zenzero (Costa d’Avorio), sedano (Francia), balsamo di Abete,  prugna e caffè,  narciso (Francia),  Ylang-Ylang (Nosy Be) Iris, e Zagara,  Cacao, fave di Tonka (Brasile) ambra grigia, vetiver, sandalo, muschio bianco e zibetto creando un profumo floreale paradisiaco, sontuoso e regale. Le note olfattive presenti danno vita ad una tuberosa elegante, di classe, raffinatissima, mai peccaminosa o lasciva,  attraverso l’esaltazione  dei dettagli e  sfumature  , al fine di  rendere lo smeraldo sempre più abbagliante, quasi ad ornare le splendide donne di Alfonse Mucha. Cristian ha voluto riprodurre all’interno del suo giardino reale, con le materie prime provenienti da ogni parte del mondo la sua Serra rendendo anche il liquido giallo oro protagonista, traendo ispirazione dal periodo d’oro di Klimt e dall'arte orafa del tempo.   

Una delle caratteristiche dell’Art Nouveau è  la linea curva, quelle curve che ricordano i fianchi ed il seno delle Muse,  che hanno ispirato gli artisti del tempo, anche  se in realtà il fattore determinante è stato il fiore, la foglia ed il frutto di banano. La bottiglia del profumo vuole anche rappresentare le grandi cupole delle serre sotto  le quali si trovavano piante maestose come il banano che si confondevano con le strutture verdi in ferro delle impalcature della Serra di Laeken. Anche il tappo zigrinato, è un omaggio all’Art Nouveau che allo stesso tempo ricorda il fogliame ed i componenti del fiore di banano. Sul vetro una serigrafia su foglia d’oro con il nome di Musa Paradisiaca, un chiaro  riferimento a mio parere all’Albero della Vita di Klimt. Il flacone è l’abito di un profumo iconico, così come lo è il pack: bianco e oro con interno oro. 
                                                                    


Ogni tuberosa sarà illustrata da giovani artisti , a ribadire il concetto del contenitore   di piante ed ingredienti ma anche di illustratori provenienti da ogni parte del mondo, la prima è l’australiana  Rhea Ornias





Musa Paradisiaca 100ml Extrait de Parfum

Note di Testa:

 tuberosa (India) - Foglie di Banano (SPME*) -Sedano (Francia) -_Zenzero(Costa D'Avorio)

*Solid phase micro extraction


Note di Cuore

Tuberosa (India), Narciso (Francia) -Ylang-Ylang(Nosy Be)


Note di Fondo

tuberosa assoluta - vaniglia assoluta - cacao (Costa D'Avorio) - Fava TonKa (Brasile) - sandalo - zibetto



 



martedì 3 novembre 2020

UNUM _but not today_ Filippo Sorcinelli

 “Hannibal non è Dio. Non riuscirebbe a divertirsi a essere Dio    

 Sfidare Dio, è questo il suo  divertimento"


E’ una fragranza firmata dall’artista enigmatico e poliedrico Filippo Sorcinelli lanciata nel 2018 che è andata ad arricchire la  sofisticata linea Unum.

Il profumo è il risultato di uno spasmodico lavoro interiore da parte di Filippo Sorcinelli, forse e probabilmente il più sofferto, espressione della  Sua personalità   eclettica  in un insieme intrigante  fatto di contrasti frutto dei suoi studi e delle sue innumerevoli esperienze  in ambito artistico . 


But Not Today  viene  presentato non a caso a Firenze a Palazzo Capponi  dove sono state girate alcune riprese  del  film “Hannibal” di Ridley Scott nel 2001 appartenente alla saga del Silenzio degli Innocenti  tratta dai romanzi di Thomas Scott

But Not Today è una fragranza unisex particolarmente complessa, onirica  e introspettiva che analizza le infinite  sfumature dell’intricato e ambiguo rapporto tra il Dottor Hannibal Lecter e Clarice Starling l’agente dell’FBI (che questa volta veste i panni di Julianne Moore) che continuano a vivere una loro “storia d’amore” competitiva e morbosa sempre sul filo di lama rimanendo unici pur nella loro diversità. Il profumo infatti si apre con una gran quantità di aldeidi metalliche che simboleggiano il sangue con un chiaro riferimento al protagonista Hannibal, mentre le sfaccettature floreali connotate dal giglio e da un garofano reciso rappresentano l’accordo floreale che dovrebbe ricordare il profumo indossato da Clarice: l’Air du Temps di Nina Ricci.


Personalmente, vorrei tentare una rilettura della fragranza But Not Today così ricca di nuances contrastanti, prendendo ispirazione dall’Hannibal,  così come interpretato dall’attore danese Mads Mikkelsen nella serie televisiva del 2013 di Bryan Fuller prequel del Silenzio degli Innocenti. Tanto Anthony Hopkins è inquietante nel trasmettere l’orrore del personaggio attraverso il suo sguardo dagli occhi fissi, quanto Mads Mikkelsen dà vita ad un Hannibal  che è un Angelo Caduto e che potremmo definire un uomo di classe, elegante, colto, raffinato, amante di tutto ciò che è bello, della musica classica,  del suono del clavicembalo, dell’ arte  e alla ricerca continua del particolare, sia nel vestire, annodandosi la cravatta  quasi come fosse un dandy, che nel cucinare pietanze per i suoi commensali così ricercate che lo spettatore rischia di dimenticare il vero contenuto del piatto. Un uomo estremamente affascinante con un grande senso dell’olfatto ,dono posseduto sin da giovane, che continua impassibile a sorseggiare del buon vino mentre commette uno dei suoi tanti efferati crimini.

Hannibal è soprattutto un manipolatore della mente umana, che attrae le sue vittime con la fiducia,  è furbo e molto intelligente. La sua calma, pacatezza e compostezza, costituiscono una maschera, quella dell’apparente normalità dietro cui si cela  la sua vera natura, e cioè quella di un mostro, ed è  ciò che lo rende ancora più temibile e sinistro.


But not today è una composizione olfattiva dal fascino visionario che nella serie tv attinge a ben due tipi  di rapporti psicologicamente perversi, ambigui,  affascinanti e devianti: in primo luogo,  quello di Hannibal con Will Graham, profiler dell'FBI che ha un modo unico di entrare nella mente degli assassini psicopatici, ma Will non è immune all’oscurità di Hannibal, ed, in secondo luogo  al rapporto che sembrerebbe quasi di complicità con la psichiatra Bedelia du Maurier letteralmente affascinata  da Hannibal  pur essendo a conoscenza della sua natura crudele.  

La presenza delle aldeidi metalliche, acuminate come lame è preponderante, dominante nell’apertura iniziale di But Not Today, e il sangue è una costante nel rapporto con entrambi i personaggi Will e Bedelia. Will con la sua empatia assiste a tutti i crimini dello Squartatore di Chesapeake, che altri non è che il Dottor Lecter che caccia le sue prede attraverso veri e propri rituali,  il quale  affascinato dalla capacità di Will cerca di spingerlo ai confini della sua sanità mentale, trasformandolo in un assassino. La fragranza  attraverso l’odore del sangue,  accenti  di cuoio ruvido e note animali, come il castoreum  ha un grandissimo potere evocativo e soprattutto onirico, poiché sembra quasi di penetrare la mente di Will e assistere alla caccia e ai delitti raccapriccianti consumati dall’illustre psichiatra, sentendone gli odori e persino il sapore, guardando il sangue scurissimo  nelle notti senza luna che si riversa lentamente sulla neve bianca e inviolata.  



La terza serie tv si svolge a Firenze e  pur non tralasciando Will, fa una disamina approfondita della relazione tra Lecter e l'affascinante dottoressa Bedelia Du Maurier, impaurita ma soggiogata da Hannibal abbandonandosi ad un gioco perverso sino a divenire sua complice. L’odore del sangue metallico e animale, lascia il posto  ad un bouquet di fiori bianchi  e polverosi come gigli e gelsomini mentre la nota di garofano reciso conferisce alla fragranza un gusto retrò, quasi decadente come quei palazzi antichi ed eleganti  di Firenze insieme a sentori di cuoio che avviluppano la pelle  con note molto speziate come il cumino e accordi legnosi.

"Puoi ancora mangiarmi Hannibal, ma non oggi".

Quando prima di fuggire da Firenze per impedire di essere catturato Hannibal sfiora Bedelia con un bacio,  lei  si divincola sapendo che Hannibal avrebbe voluto assaggiarla, o comunque assaporarla lentamente ma la dottoressa pronuncia queste parole:  But Not Today!


Personaggi complessi, profondi, visionari e accattivanti ove la parte più nascosta di ciascuno di noi ne potrebbe  risultare  allo stesso tempo intimamente attratta come fortemente inorridita. 

La Fragranza di Filippo Sorcinelli  But Not Today  è impattante anche dal punto di vista visivo: di color rosso vivo e di forma rettangolare  sormontata da un tappo monolitico, in extrait de parfum da 100ml.

Note

Aldeidi metalliche, Note Animali,  Storace, Ambra, Castoreum, Cuoio, Giglio, Gelsomini, Accordi di Legni e Spezie, Muschi, Galbano


N.B Le mie impressioni olfattive scaturiscono solo da una mouiellette su cui è stata vaporizzata la fragranza.

 





martedì 13 ottobre 2020

La Musa..... di Cristian Cavagna. La Tuberosa Secondo Me. Preview I parte

 

Serra di Laeken straordinario esempio di Art Nouveau 


Alla scoperta della tuberosa, vero e proprio paradigma del mio stile, voglio cercare di evidenziare gli elementi più innovativi e le infinite interpretazioni. Presenza costante che corre come un fil rouge lungo tutta la mia vita , la tuberosa è il segno del mio stile come la camicia per Ferrè (Cristian Cavagna)

Sono trascorsi ben più di due anni e oltre 50 tentativi, da quando Cristian, insieme al Suo Maestro e 
Mentore Arturetto Landi, ha messo mano (o meglio “naso”) a quella che doveva essere la sua unica e sola Tuberosa: la “Musa………..,,

Non costituisce mistero per nessuno la grande passione che Cristian ha nutrito in tutti questi anni per il fiore bianco dall’effluvio ipnotico di cui possiede una ben nutrita collezione a partire da Blonde di Versace (1995), Fragile di JPG di Francis Kurkdjian (1999), Chloè(1975), Fracas di Germaine Cellier(1948), Tubereuse Criminelle di Serge Lutens (1999), la preziosissima ed esclusiva tuberosa di Jar, Bolt of Lightning (2001), la Tuberosa di Roja Dove 2016, l’unico parfumeur ad utilizzare ancora la tecnica di estrazione dell’enfleurage per la tuberosa, e molte altre.

Compiendo  quella che al cinema viene  definita una ellissi temporale, ovvero un passo indietro nel tempo, nella vita di Cristian abbiamo modo di comprendere quanto immensa sia stata l’influenza dei grandi Stilisti nella sua formazione olfattiva, poiché pur essendo stato sempre un appassionato di profumi egli è stato in primo luogo un Fashion Addict collaborando  negli anni ’90 con l’agenzia di modelle frequentata dalle Super Top[1] che sfilavano per i grandi couturiers dell’epoca.

Parigi 1995, Grand Hotel Intercontinental:  Cristian in prima fila tra il pubblico era in trepidante attesa per la sfilata di Dior Haute Couture spring-summer 1996, interamente disegnata  dall’Architetto della Moda Gianfranco Ferrè[2]: il clima era decisamente febbrile, l’emozione palpabile ed ecco che in un crescendo di applausi scroscianti  ,dopo un ritardo imprecisato,  arrivare le Super Top, le Muse riconoscibili solo dalla camminata e dalle movenze sinuose,  che alte, ieratiche e irraggiungibili, un po’ come le donne di Alfonse Mucha, attraverso una esplosione di crinoline e tessuti fruscianti, interpretavano con la loro personalità vestiti unici in una sfilata che abbandonava di tanto in tanto la saggezza di un non colore per esplodere in un verde smeraldo ovvero  “la Musa…., nello stesso attimo in cui  risuonavano note e parole di Matthaus Passion di Johan Sebastian Bach[3]  mentre l’aria circostante si riempiva di profumi, quelli della miriade di fiori che  situati ad arte  costituivano la scenografia di quello che in quegli anni poteva essere definito un vero e proprio show. 

Dior Haute Couture Spring-Summer 1996

Fu così che Cristian  attraverso la sua indimenticabile esperienza capì che la sua tuberosa dovesse ispirarsi al verde brillante voluto da Gianfranco Ferrè nella sfilata di Dior con particolare riferimento all’Arte Floreale per eccellenza, ovvero all’Art Nouveau oggetto del suo studio in questi ultimi due anni. Più di cinquanta prove sono state necessarie per arrivare alla costruzione olfattiva della “Musa…. che ha visto Cristian elargirsi in un impegno costante e a tempo indeterminato.                                                                                       







Gianfranco Ferrè amante dei fiori bianchi sarà anche colui che darà ispirazione a Cristian, per proseguire la sua collezione di tuberose. Attraverso il volume-catalogo di Gianfranco Ferrè: La Camicia Bianca Secondo Me[4] che propone diverse modalità di analisi e di lettura della camicia bianca  definita da lui stesso "segno del suo stile", Cristian arriva alla conclusione di sposare un progetto assai ambizioso, ovvero che così come l’architetto della moda ha dimostrato a tutti i noi  che una camicia bianca può diventare una impalcatura, una scultura, un pezzo unico oppure un abito a seconda della stoffa utilizzata, sportivo ma estremamente elegante, Cristian ha capito che doveva mostrare alle persone che cosa intendesse per tuberosa rendendo giustizia al fiore bianco  per eccellenza come fosse una camicia, una scultura modellandola in diverse nuances  ed in diversi temi,rendendola straordinaria   con lo scopo precipuo di non snaturarla, salvaguardandone l'identità

 "La Tuberosa secondo me", composta da sette estratti, ovvero sette diverse interpretazioni della tuberosa , come sette sono le lettere di Adjiumi, chiara manifestazione della creatività di Cristian  rinvenendo la sua maggior fonte di ispirazione non solo nel libro ma anche nella grande mostra tenutasi a Milano  su Gianfranco Ferrè a Palazzo Reale nel 2015.


 

Continua...

Musa Paradisiaca di Cristian Cavagna II parte

[1] Naomi CampbellLinda Evangelista, Christy Turlington,  Claudia Schiffer, Eva Herzigova e Stephanie Seymour. Elle Mcpherson, Carla Bruni, Cindy Crawford, Karen Mulder,Nadja Auermann, Helena Christensen Yasmeen Ghauri, Nadege, Kristen Mcmenamy……..

[2] In questo caso Gianfranco Ferrè copriva gli abiti con teli bianchi fino all’ultimo momento, quindi tutto doveva rimanere segreto, e le modelle come fantasmi si aggiravano tra  corridoi e camerini.

[3] La Passione secondo Matteo è una composizione sacra di Johan Sebastian Bach. E’ la trasposizione musicale dei capitoli 26 e 27 del Vangelo secondo Matteo nella traduzione tedesca di Martin Lutero

[4] ll volume-catalogo edito da Skira con la direzione artistica di Luca Stoppini sono il risultato della collaborazione tra la Fondazione Museo del Tessuto di Prato e la Fondazione Gianfranco Ferré. Concepiti con l'intento di mettere in luce il talento creativo e la progettualità dello stilista,

venerdì 11 settembre 2020

DOLCE Q.B. per i 15 anni di ADJIUMI


" Ci sono profumi freschi come carni infantili,
dolci come oboi, verdi come praterie
e altri corrotti, ricchi trionfanti
che hanno l'espansione delle cose infinite,
come l'ambra, il muschio, il benzoino e l'incenso
che cantano gli abbandoni dello spirito e dei sensi"





Cristian Cavagna è ancora una volta il protagonista di una nuova intervista frutto di un dialogo  realizzato attraverso WhatsApp  (a testimonianza dei tempi che  cambiano), in occasione del lancio della sua prima fragranza che rappresenta una magnifica torta di compleanno creata per festeggiare i quindici anni del gruppo di Adjiumi primo in Italia , dedicandolo alla Sua grande famiglia che conta ormai più di 4500 membri.
 Q.B è il prodotto della sua “creatività, poiché tutto  ha una logica, un senso, che parte da una idea che anche se nata per caso, durante la composizione di “Musa”(la Sua prima Tuberosa), ha uno sviluppo quasi viscerale, poiché se Cristian  abbraccia un progetto, deve dargli un senso, deve seguire un pensiero che si dipana attraverso una meticolosa ricerca,  affinchè tutto abbia un significato anche  in riferimento ai più piccoli dettagli che agli occhi degli altri potrebbero risultare privi di importanza: il nome del profumo,sì come il liquido e la bottiglia devono andare a braccetto e  diventare un tutt’uno nell’ambito del progetto che sposa. 

Come nasce l’idea di Q.B
 Mentre Cristian   nel 2019 era in procinto di cercare ispirazione per costruire, arricchire e modificare la prima bozza di CMC, così si chiamava la tuberosa in passato, durante la stessa  estate  onde approfondire gli studi delle costruzioni  tipiche del periodo storico della Belle Epoque, dell’Art Nouveau e Art Decò si recò a Perpignan, nel Sud della Francia,  presso l’Hotel Pams costruito tra il 1852 e il 1872 da Pierre Bardou.  
      
Cristian Cavagna a Perpignan

Allorquando Cristian in questi luoghi  intrisi di magia di un’epoca ormai scomparsa , in un’ elegante atmosfera ovattata  durante una breve pausa si accinse  a sfogliare le pagine di Nanà di Emile Zola, ebbe quasi una folgorazione per le note olfattive che avrebbero caratterizzato  un profumo diverso dalla sua Musa, dedicato ad Adjiumi e precisamente nell’attimo in cui  Emile Zola nel 1880 scriveva che <<tutte le botteghe gli erano note, conosceva i singoli odori, nell’aria satura di gas: i robusti sentori del Cuoio di Russia, l’aroma di vaniglia proveniente dal sottosuolo di un laboratorio di cioccolateria gli effluvi muschiati che uscivano dalle porte aperte delle profumerie…..    L’uso smodato  che durante la Belle Epoque si faceva del Cuir De Russie lavorato con il catrame di betulla per acquisire morbidezza, resistenza ed impermeabilità, caratterizzato da un odore penetrante, insieme agli effluvi della vaniglia proveniente dalle cioccolaterie e ai sentori muschiati delle profumerie,  senza dimenticare il patchouli indossato da Nanà,  hanno fatto sì che Cristian fosse  profondamente ispirato  nel voler creare una fragranza che raccogliesse tulle le note citate sotto la guida del Maestro Arturetto Landi, componendo infine non una vaniglia qualsiasi, intesa come vanillina o come una torta, ma un baccello di vaniglia caduto e letteralmente sprofondato, affogato e ingoiato dal magma del catrame di betulla. 


Significato della fragranza
La fragranza  vuol rappresentare una torta che  si è bruciata perché rimasta troppo a lungo nel forno: è una metafora del tempo che fugge velocemente mentre noi adjiumini completamente assorbiti nel  rispondere o creare nuovi post, non sentiamo più telefonate, campanelli che squillano, oppure dimentichiamo la nostra torta nel forno incuranti del tempo che passiamo sul forum, sempre alla ricerca di fragranze nuove che nutrono il nostro immaginario, desiderosi di saperne sempre di più.
Il Flacone
La forma del cubo è una zolletta di zucchero servita per preparare la torta di Adjiumi, ma è anche una scatola ovvero un contenitore di scambi, di idee, di appassionati, ed è pure un dado per giocare.  Il suo colore è il bianco,  e appare come di ceramica, in realtà si tratta di vetro spruzzato di zucchero a velo porcellanato smaltato! La bottiglia creata con il logo di Adjiumi  insieme alla barra graduata  che è la stessa che troviamo in cucina su apposite brocche per preparare le torte vogliono essere un  tributo alla Pop Art anni ‘80 di Andy Warhol , mentre i colori rosso, bianco e nero sono un chiaro omaggio a Coco Chanel.


 Il Profumo
La fragranza in extrait de parfum da 50 con un’alta concentrazione di materia prima è una vaniglia orientale unisex , studiata sotto una prospettiva completamente nuova tanto che la sua complessità potrebbe essere paragonata al “cubo di Rubik” dove la difficoltà consisteva nel riportare ogni colore su ognuna delle sei facce del cubo.                                                                                              
Non lasciatevi trarre in inganno dal nome del profumo “Dolce Quanto Basta” e dal fatto che si tratti di una vaniglia orientale. Individuare le singole note che la compongono è impervio.
 L’apertura è connotata da chiari accenti fruttati liquorosi  ottenuti con Bergamotto, ribes e una Fragola Naturale ricavata con  tecnologia di Estrazione Jungle Essence Co2 che  insieme al Balsamo di Gurjum conferiscono grande volume al profumo  attraverso sottili sfumature di Assoluta di Vaniglia del Madagascar, Infusione di Baccelli di Vaniglia e Vaniglia in Co2., Balsamo del Perù  e Polvere di Cioccolato cui si   accompagna l’Etilmaltolo: un esplicito omaggio ad Angel profumo Icona degli anni ’90.
  Cristian con La Q.B esplora una nuova ricchezza olfattiva  percorrendo strade sconosciute  e  stravolgendo quelli che sono gli attuali codici della profumeria artistica moderna, con una nuova interpretazione del sillage orientale creando una vaniglia morbida ma allo stesso tempo molto tostata  e speziata,  poiché  letteralmente avvolta dal Catrame di Betulla, Incenso e Cannella che la rendono irresistibile ma senza risvolti golosi. 
Accenti di Patchouli di Sumatra della Regione di Gayo famosa per la produzione di caffè  contribuiscono a conferire ai baccelli di vaniglia  sfumature di caffè tostato. Incredibilmente le note di cuore sono floreali e lievi nella loro soavità e trasparenza, l’iris e gelsomino fanno da  trait d'union tra le note di testa e quelle di fondo della fragranza stessa, dandole ampio respiro. L’ Ambreine ed  legno di Sandalo regalano morbide gradazioni al baccello di vaniglia ormai irriconoscibile, insieme al Musk  ad al Vetiver che si rivelano nel drydown finale, con il cuoio che sembra voler lasciare un tatuaggio sulla pelle. Una fragranza assolutamente persistente e unisex, mai eccessivamente zuccherina, ma……..Dolce Quanto Basta.   

.Note: Bergamotto, Ribes,  Fragola(JE), Mela e Ananas ,Pepe Rosa , Cannella, Balsamo di Gurjum, Balsamo del Siam, Balsamo Del Perù, Balsamo del Tolu,, Fava di Tonka, Assoluta Di Vaniglia del Madagascar, Vaniglia Co2, Infusione di baccelli di Vaniglia, Polvere di Cioccolato, Etilmaltolo, Catrame di Betulla, Incenso, Patchouli di Sumatra, Iris, Gelsomino, Ambreine, Legno di Sandalo, Vetiver e Musk













Misteri e Rebus svelati nel pack

Nulla  è lasciato al caso nella Q.B, nemmeno in riferimento al pack,  che nasconde golose curiosità: infatti sfilando la parte superiore della magica zolletta di zucchero, il pack di un rosso deciso per omaggiare Coco Chanel presenta minuscoli disegni, come in una fantasia di Naj Oleari dando forma agli elementi olfattivi presenti in piramide, provette, pipette e la sigla di ADj. Rovesciando questa base, la stessa formerá una piramide  dove in chiaroscuro   campeggiano le lettere di Adjiumi a caratteri cubitali.




domenica 19 aprile 2020

Lost in Heaven by Francesca Bianchi (Accadde in Paradiso 1987)

- Ally: Tutto quello che immagini esiste e tutto quello che è in Paradiso prima o poi ritorna sulla terra: non si perde niente, capisci?
- Ally: C’è una donna speciale nella tua vita?
- Elmo: Si c’è, naturalmente. Ma non l’ho ancora incontrata



Photo Credit by Claudia Umeton

La Parfumeur Francesca Bianchi durante il Pitti del 2019 insieme al The Black Knight, fragranza oscura, complessa e gotica ispirata al condottiero Giovanni dalle Bande Nere, ha presentato la sua nona opera olfattiva  Lost In Heaven, dal significato onirico e subliminale dominata dal tratto  che contraddistingue  le suo opere olfattive: il perfetto equilibrio tra opulenza floreale e la spiccata sensualità di note animali e speziate.

Indossandolo mi sono persa languidamente in un momento di sogno, lasciandomi pervadere da una grande emozione, la stessa che ho provato nel guardare le immagini di un film romantico-fantastico  del lontano 1987 che sembra quasi per incanto ripercorrere ciò che ha ispirato Francesca!

Anni 40, Mike perde la vita annegando, mentre cerca di salvare dei bambini da un incidente stradale. Si ritroverà come Spirito  in Paradiso dove scoprirà che la reincarnazione è possibile e che esistono angeli non nati,  grazie ad Annie, di cui si innamorerà perdutamente e incondizionatamente. Nonostante i due spiriti decidano di sposarsi Annie sarà costretta a scendere sulla Terra per incarnarsi nel corpo di Ally. A Mike viene dato un ultimatum, gli verrà consentito di rinascere sulla Terra in modo da poter rintracciare Annie, ma avrà solo trent’anni per ritrovarla e non sarà facile.
Mike in Paradiso come spirito, da un lato ha trovato l’amore incondizionato e l’innocenza incontaminata ma nel momento in cui tornerà sulla Terra assumendo l’identità di Elmo si ritroverà  a trascorrere i suoi giorni (l’onere delle vita) come bambino infelice e solo,  vivendo una giovinezza tormentata ai margini della società e senza avere minima contezza del ricordo del suo grande amore.  

Questa dicotomia che è parte di ogni essere umano viene tradotta da Francesca in modo sublime, liberando il lato “emozionale” attraverso un afflato leggermente agrumato di pompelmo e mandarino verde nelle note di testa, per poi esplodere in un cuore floreale di note paradisiache come l’assoluta di fiori d’arancio e gelsomino, assoluta di Ylang-Ylang, la croccante magnolia e la mimosa nella sua maestosità e potenza che sovrasta quasi tutte le altre note, attraverso la morbidezza dell’eliotropio che si insinua nel bouquet floreale dolcemente,  insieme al Rizoma di iris, e nuances di fava tonka e legno di sandalo. La parte “terrena” che tocca la fragilità della condizione umana  è rappresentata dal fondo della fragranza anche se  a tratti sfiora impudentemente  il suo cuore attraverso calde sfumature speziate come il cumino, coriandolo e cannella  e note animali di cui Francesca è grande maestra con la Ricostruzione del Muschio Tonkino, assoluta di cisto, castoreo, labdano, cera d’api, ambra grigia, patchouly e vetiver.

Dopo trent’anni pur essendosi sfiorati più volte i due protagonisti Mike e Annie si rincontreranno e si innamoreranno di nuovo  ritornando in Paradiso per sempre. E’ il sogno di tutti noi che desideriamo vivere la stessa storia di Mike ed Annie: noi esseri imperfetti, solo unendoci alla nostra anima gemella potremo essere felici attraverso l’unione di due anime che si riconoscono in questa vita dopo essersi amate in uno spazio temporale differente. Lost in Heaven fragranza sublime e surreale, incarna a perfezione questo sogno.